Autismo, ADHD e medicina funzionale

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Autismo e ADHD: sfatiamo i luoghi comuni e scopriamone le cause, grazie alla medicina funzionale. 

Cosa si dice dell’autismo: vero e falso

Fino agli anni ’60 si pensava che l’autismo fosse causato da una “cattiva” base materna. In tempi recenti, la convinzione è che l’autismo sia una malattia genetica che colpisce il cervello. Ma entrambe queste affermazioni non si possono considerare vere.

L’autismo in realtà è principalmente generato da un ambiente tossico che innescherebbe determinati geni in persone particolarmente sensibili.

Questo spiegherebbe almeno in parte come mai il numero dei bambini con autismo sia aumentato così tanto negli ultimi decenni (una volta si contava uno su 3.000, mentre oggi siamo a 1 su 59 e si stima che per il 2050 saranno 1 su 2).

Martha Herbert, neurologa pediatrica della Harvard Medical School, si riferisce all’autismo come a:

un insieme di fattori negativi collegati al sistema immunitario e alla funzione intestinale, a causa delle cui carenze i pazienti autismo soffrono di gonfiore addominale, raffreddori frequenti e infezioni.

Tra le tante terapie utilizzate in questi casi non si dà peso alle cause, tanto meno ad un’alimentazione mirata per l’asse intestino cervello, non dando modo quindi a chi è autistico e alle famiglie di avere una migliore qualità di vita.

Quali sono i passaggi fondamentali da mettere in atto per aiutare le persone a cui è stato diagnosticato l’autismo?

  1. Aiutare l’intestino a normalizzare le infiammazioni acute e di basso grado croniche. Come? Eliminando il glutine, altri eventuali alimenti allergizzanti e cibi offensivi per un digerente malsano;
  2. Dare priorità a cibi che favoriscano l’integrità dei tessuti della parete intestinale e che favoriscano la bonifica del microbiota;
  3. Integrare le sostanze nutritive per supportare la funzionalità del cervello;
  4. Ridurre lo stress ossidativo, disintossicando l’organismo dalle sostanze che sono considerate nocive.

La storia di Robert: l’autismo e la medicina funzionale

Tutto questo può essere spiegato con la storia di Robert, un bambino di quattro anni e mezzo con autismo. Nel tempo Robert ha perso la capacità di linguaggio che aveva già acquisito, non è stato in grado di progredire nel relazionarsi con gli altri e si è isolato nel suo mondo.

La madre aveva già provato molte terapie farmaceutiche e comportamentali, diversi tipi di diete e terapie alternative, ma niente sembrava poterle scrollare di dosso il drammatico peso che aveva schiacciato suo figlio in primis, ma che indirettamente aveva colpito anche tutta la sua famiglia.

Quando arrivò a studio, pensammo subito di dover scavare a fondo, senza fermarci a quello che il suo disturbo faceva vedere.

Dopo approfondite ricerche sulla sua biochimica e sulla sua genetica, constatammo subito che Robert non era celiaco, ma aveva un’intolleranza molto forte al glutine, soffriva di quasi 30 tipi diversi di allergie alimentari – tra cui uova, soia e latticini – e carenza di zinco, magnesio e manganese, nonché di vitamina A, B12 e D. Il suo stomaco era molto infiammato e da analisi fatte in ospedale, presentava alti livelli di alluminio e piombo.

Con molta pazienza e il tempo necessario, iniziammo a sistemare i “tasselli” più complicati dell’esistenza di Robert, per il quale dopo poco più di un anno abbiamo avuto una miglioria del 60% dei problemi digestivi, comportamento, stereotipie e linguaggio.

ADHD: è davvero colpa della genetica?

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Ogni anno, a un bambino su 10 viene diagnosticata l’ADHD, cioè l’iperattività con deficit dell’attenzione. Questo significa che in ogni classe delle nostre scuole, due bambini non riescono a mantenere attiva la concentrazione come tutti gli altri e non riescono “a stare fermi”.

Ma anche un bambino su 10 soffre di eczema, uno su 59 è autistico e uno su 6 ha problemi di alimentazione.

Oggi, il 50% dei bambini soffre di un disturbo cronico per il quale viene data colpa alla genetica.

Ma chi si occupa di medicina funzionale sa che non è così, perché conosce le conseguenze devastanti che un intestino malsano può portare all’organismo, al corpo, alla mente e all’asse intestino cervello. E se non si affronta il problema cercando di conoscerne le radici, si allevieranno solo i sintomi ma non si riuscirà ad avere miglioramenti e si dovrà poi ricorrere alla terapia farmacologica.

La storia di Daniel: ADHD e medicina funzionale

Daniel ha sei anni, è vivace, allegro, ha tanti amici. Ama giocare con i Lego e con le macchinine da corsa. Un bambino come gli altri, uguale a tutti i bambini di 6 anni.

La mamma però deve costantemente ricordargli di pulire la sua stanza, mettere a posto i giochi, lavare i denti. E deve ripeterlo più volte, prima che lui si concentri nel fare quell’azione e la porti finalmente a termine.

Anche a scuola, l’insegnante di Daniel ha deciso di dare al bambino meno domande a cui rispondere, nei test attitudinali, perché il bambino è continuamente distratto e, se fosse altrimenti, non riuscirebbe a completare un test per più del 50% delle domande.

Il suo insegnante di educazione fisica, poi, gli concede sempre qualche giro in più di campo, avendo notato l’infinita energia che Daniel deve, in qualche modo, tirare fuori.

Ma quando i comportamenti del bambino iniziano a disallinearsi troppo con quelli dei suoi compagni a scuola e dei suoi familiari a casa, i suoi genitori iniziano a preoccuparsi.

È qui che si rendono conto che Daniel ha un problema, che gli viene diagnosticato poco dopo come ADHD: Daniel è un bambino iperattivo con deficit dell’attenzione.

Ana, la mamma di Daniel, si è poi rivolta a noi e dopo aver concentrato l’attenzione sull’atteggiamento di Daniel, abbiamo però spostato l’attenzione sull’asse intestino cervello: abbiamo notato infatti che l’alimentazione di Daniel non era buona.

Daniel si nutriva quotidianamente con cereali “biologici” per la colazione al miele, crackers, crocchette di pollo e succo d’arancia. Raramente mangiava frutta e verdura e la sua alimentazione non era per niente varia. Quando parlammo alla madre di Daniel della medicina funzionale e di come l’intestino sia inevitabilmente collegato al cervello, la madre sembrò scettica. “Mio figlio è abitudinario, mangia solo alcune cose, il resto non gli piace”.

Ma non abbiamo voluto demordere, con piccoli passi abbiamo portato il bambino a mangiare anche altro, assaggiando ciò che non aveva mai assaggiato, sperimentando i cibi – anche quelli più strani e diversi – portandolo a nutrirsi diversamente e dando al suo organismo ciò di cui era carente.

Il bambino iniziò dunque ad assumere cibi fermentati, eliminando invece dalla dieta cibi confezionati e raffinati. Passò dal succo d’arancia all’acqua, e dal formaggio confezionato a quello artigianale. Dalla colazione con i cereali confezionati a quella con proteine – frutta, uova e verdura.

E sono bastate solo quattro settimane per far notare ai genitori dei cambiamenti in Daniel davvero straordinari. Anche gli insegnanti, col passare del tempo, si sono accorti che le prestazioni del bambino erano migliorate, che riusciva a stare più attento in classe durante le lezioni e che svolgeva i suoi compiti nella metà del tempo che era stato per lui necessario fino a quel momento.

La medicina funzionale e le malattie genetiche: conclusioni

Proprio perché la medicina funzionale è fondata sulla reciproca influenza tra fattori esterni (come lo stile di vita, l’alimentazione e l’ambiente in cui si vive) e fattori interni, sta raggiungendo ottimi risultati nella gestione di patologie anche gravi, come quelle di Robert e Daniel.

Il punto di forza della medicina funzionale è che tiene conto dell’individualità delle persone, delle cause che hanno portato quella determinata malattia e non solo i suoi sintomi.

Per questo è bene valutare la persona che si ha davanti in funzione alla sua individualità biologica e comportamentale, ed è questo che rende la medicina funzionale un approccio sì scientifico, ma che si focalizza sull’unicità del paziente, andando a riprogettare interventi mirati per ripristinare un equilibrio fisiologico, psicologico e strutturale.

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