Glifosato: è meglio starne alla larga per mantenere un intestino sano

Ne sentiamo parlare sempre più spesso e mai in maniera positiva: il glifosato è il principio attivo di molti erbicidi diserbanti e purtroppo è una presenza indesiderata nel cibo che consumiamo ogni giorno.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un deciso aumento dell’utilizzo di questo prodotto, che al giorno d’oggi ha raggiunto un impiego massiccio nelle coltivazioni. Ed è proprio per questo che l’argomento glifosato e la sua tossicità sono oggetto di discussione: quali sono gli effetti che la sostanza provoca sulla salute delle persone? Cerchiamo di approfondire meglio l’argomento insieme.

Cos’è il glifosato

Il glifosato è il diserbante erbicida più diffuso al mondo, economico e semplice da utilizzare. È impiegato non solo ad uso agricolo (cioè nei terreni destinati a produrre colture varie), ma anche nella manutenzione dei prati e deiglifosato giardini dei privati.

Talvolta viene utilizzato anche come essiccante direttamente sulle colture pochi giorni prima del raccolto: per esempio, su grano, avena, lino, fagioli, arachidi, piselli, soia non OGM, mais, segale, grano saraceno, miglio, colza, barbabietola da zucchero e patate. Si può quindi intuire bene quali numerosi residui di glifosato restino sui prodotti finali come i legumi, le farine, i cereali e i derivati di questi prodotti.

Nonostante il clamore che la vicenda ha suscitato, i livelli accettabili di residui di glifosato sugli alimenti (inclusi quelli biologici) soprattutto in alcuni paesi, sono piuttosto alti.

Perché è pericoloso il glifosato

A lungo considerato come un erbicida sicuro ed utilizzato diffusamente e indiscriminatamente, il glifosato è stato recentemente dichiarato come un ‘probabile cancerogeno‘ dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (fonte).

Il meccanismo d’azione del glifosato negli organismi vegetali è rappresentato dall’interruzione della via dello shikimato, ovvero una via metabolica collegata agli amminoacidi che si trova solo in piante, alghe e batteri. Essendo la via dello shikimato assente nell’organismo delle persone e degli animali, si è sempre ritenuto che questo meccanismo non fosse dannoso per gli esseri umani.

Tuttavia, la via dello shikimato è presente nei batteri, inclusi quindi i nostri intestinali.

Come saprai già il nostro microbiota intestinale svolge numerose funzioni: aiuta la digestione, sintetizza vitamine, aiuta ad eliminare le tossine e aiuta il nostro sistema immunitario. L’effetto del glifosato su di esso è talmente nocivo che si potrebbe definire addirittura distruttivo.

Il glifosato, rivedendo la corrente letteratura, possiamo concludere che non abbatte batteri benefici, ma non permette che si replichino inibendo l’enzima necessario per la sintesi di aminoacidi aromatici. Essendo l’intestino un ambiente ricco in aminoacidi, bisognerebbe però consumare grosse quantità di glifosato per avere tale effetto inibitorio. Negli studi in cui l’assunzione del glifosato era superiore fino a 50 volte i limiti di sicurezza non si è osservato tale effetto inibitorio. Bisognerebbe capire se tali risultati valgano anche per coloro che hanno problemi intestinali.

La disbiosi intestinale e la permeabilità intestinale pongono le basi per numerosi sintomi e patologie (che possono avere nel glifosato un elemento contribuente) fra le quali:

  • malattie renali;

  • resistenza agli antibiotici;

  • malattie infiammatorie dell’intestino;

  • obesità;

  • depressione;

  • ADHD (disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività);

  • autismo;

  • morbo di Alzheimer;

  • morbo di Parkinson;

  • SLA;

  • sclerosi multipla;

  • cancro;

  • atrofia muscolare

  • infertilità;

  • malformazioni dello sviluppo.

Ovviamente il glifosato non è l’unico responsabile di queste patologie, ma potrebbe sicuramente contribuire alla loro insorgenza.

Glifosato nelle patologie infiammatorie intestinali

Il glifosato è noto per inibire gli enzimi del citocromo P450. Carenze di ferro, cobalto, molibdeno, rame e altri metalli glifosatorari associati alla malattia celiaca possono essere attribuiti alla forte capacità del glifosato di chelare questi elementi. Le carenze del triptofano, della tirosina, della metionina e della selenometionina associate alla malattia celiaca si accompagnano al noto esaurimento di questi amminoacidi da parte del glifosato.

I pazienti con malattia celiaca presentano un aumentato rischio di linfoma non-Hodgkin, che è stato anche implicato nell’esposizione al glifosato. Anche i problemi riproduttivi associati alla malattia celiaca, come l’infertilità, gli aborti spontanei e i difetti alla nascita, possono essere associati al glifosato. I residui di glifosato nel grano e in altre colture sono probabilmente in aumento di recente a causa della crescente pratica di essiccazione delle colture appena prima del raccolto. Noi sosteniamo che la pratica della “maturazione” della canna da zucchero con glifosato può spiegare la recente ondata di insufficienza renale tra i lavoratori agricoli nell’America centrale. I governi dovrebbero riconsiderare le politiche relative alla sicurezza dei residui di glifosato negli alimenti.

Il glifosato si trova anche negli alimenti biologici

Oltre ai prodotti derivati dalle colture che abbiamo già citato, occorre precisare che il glifosato si trova anche negli alimenti definiti “biologici”: nonostante questo tipo di colture non vengano spruzzate con erbicidi, il glifosato è stato rilevato in alcuni alimenti biologici che derivano da animali esposti a questa sostanza attraverso il loro mangime.

Anche in alcuni terreni e corsi d’acqua è possibile trovare residui di glifosato, che intervengono quindi sugli alimenti biologici stessi grazie all’irrigazione.

Inoltre, la stessa vicinanza di colture convenzionali trattate con glifosato a quelle biologiche comporta necessariamente un’espansione indesiderata delle tracce dell’erbicida tramite l’aria.

Come proteggerci dal glifosato

Esiste un modo per proteggere il nostro intestino dagli effetti devastanti di questo erbicida?

La prima cosa che possiamo fare è sicuramente tentare di ridurre la nostra esposizione a questa sostanza: non utilizzare erbicidi che contengono glifosato nel giardino e incoraggiare i vicini a comportarsi allo stesso modo.

Poi è sicuramente meglio assumere alimenti biologici che, nonostante possano essere stati contaminati dal glifosato, ne racchiudono un numero sicuramente inferiore rispetto agli alimenti derivati dalle colture tradizionali.

Anche una temporanea dieta senza glutine o addirittura ridotta o priva di cereali può aiutare molto in un primo momento in cui l’intestino è già infiammato. Gli alimenti a base di cereali infatti hanno un residuo di glifosato molto alto e il glutine, come spiegato in un precedente articolo, è inoltre in grado in alcune persone di attivare la zonulina, una molecola che indebolisce le pareti intestinali.

Alcuni alimenti invece contribuiscono notevolmente alla salute dell’intestino e li trovi tutti nelle ricette del sito: il brodo di ossa fatto in casa, gli alimenti fermentati: i FerVida, i crauti fermentati, il kefir e lo yogurt dovrebbero essere assunti regolarmente.

I cibi prebiotici, cioè ricchi di fibre in grado di nutrire i batteri buoni dell’intestino sono i benvenuti, come l’aglio, la cipolla, la cicoria, l’avocado, gli asparagi e il cacao.

Visto che gli amminoacidi sono responsabili di bloccare gli effetti inibitori del glifosato sulla riproduttività dei batteri benefici, una dieta con sufficienti quantità di proteine o anche l’integrazione di aminoacidi in certe patologie può essere necessaria.

In ultima analisi, siccome è difficile adottare una dieta perfettamente sana in ogni momento della nostra vita e certamente alcuni alimenti risultano difficili da reperire, è possibile assumere integratori in grado di rinforzare la nostra salute. Il Restore per esempio, è l’unico prodotto che gli studi hanno dimostrato essere in grado di proteggere la membrana intestinale dagli effetti del glifosato, del glutine e delle tossine. Questo prodotto innovativo contiene solamente acqua purificata, un integratore minerale a base naturale, estratto di lignite stabilizzata e tracce di amminoacidi e minerali nel suolo. Ottimo da introdurre nella routine quotidiana, sarà un valido aiuto da integrare nella dieta per proteggersi dal glifosato.

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