Ipertensione arteriosa e disbiosi: un collegamento sottovalutato

Articolo scritto dal Dott. Francesco Marinelli – Biologo Nutrizionista

In Italia l’ipertensione arteriosa è un problema che colpisce in media il 33% degli uomini e il 31% delle donne (dati provenienti dal Progetto Cuore). In questo breve articolo cercherò di mostrare l’importanza del collegamento tra ipertensione arteriosa e disbiosi, di spiegare cosa significa avere la pressione alta e infine come curarla mediante un approccio non farmacologico.

Cos’è la Pressione Arteriosa

Per Pressione Arteriosa (PA) si definisce l’intensità della forza esercitata dal sangue, pompato dal cuore, nella fitta rete di arterie.

Possiamo paragonare il complesso sistema arterioso a un insieme di tubi per l’irrigazione dove il cuore è il motore che genera la pressione per la fuoriuscita dell’acqua. Ogni volta che apriamo il rubinetto, arriverà l’acqua con una certa intensità.

Nel nostro organismo ad ogni contrazione cardiaca si produce una certa pressione che si propaga dal centro alla periferia.

La quantità di questa pressione dipende da due fattori:

  • la capacità elastica delle arterie

  • le resistenze periferiche

Questi due fenomeni sono inversamente proporzionali: all’aumentare della resistenza periferica segue una diminuzione della capacità elastica delle arterie, il che determina un innalzamento della pressione arteriosa.

La pressione arteriosa di distingue in:

Pressione Arteriosa Sistolica o Massima che si riferisce alla forza generata dal ventricolo per pompare il sangue nel sistema arterioso.

Pressione Diastolica o Minima che fa riferimento al riempimento ventricolare sinistro con una fisiologica diminuzione della pressione.

Il rapporto tra ipertensione arteriosa e disbiosi

L’ipertensione primaria o essenziale ad eziologia sconosciuta è la forma più comune di ipertensione arteriosa, rappresentando il 90-95% di tutti i casi . (Carretero OA, et al. 2000)

La patogenesi è multifattoriale, a questa si aggiunge una complessa interazione tra fattori ambientali e genetici. La familiarità è un fattore predisponente. Recenti studi hanno inoltre evidenziato come alcuni eventi risalenti ai primi anni di vita, come ad esempio un basso peso alla nascita, il tabagismo della madre in gravidanza e la mancanza di allattamento al seno siano fattori di rischio per lo sviluppo dell’ipertensione essenziale in età adulta – anche se i meccanismi che collegano tali esposizioni restano oscuri. (Lawlor,et al. 2005)

L’ipertensione secondaria ovvero determinata da altre patologie rappresenta invece il 10-15 % dei casi totali . L’obesità, le malattie endocrine, patologie vascolari e renali sono le cause più frequenti.

La pressione arteriosa si può classificare in base alla tabella proposta dalla European Society of Cardiology (ESC) e dalla European Society of Hypertension (ESH) (ESH/ESC. 2013).) (tabella 1)

ipertensione arteriosa e disbiosi

L’ipertensione arteriosa, come possiamo vedere nella tabella, è definita da valori superiori a 140 mmhg per la pressione sistolica e/o superiori a 90 mmhg per la pressione diastolica.

Per le persone affette da diabete e malattie renali croniche i target massimi sono inferiori 130/80 mmhg

A seconda dei valori ottenuti si può distinguere l’ipertensione arteriosa di grado lieve, moderato o severo.

Se non trattata comporta gravi complicanze, sopratutto è un fattore di rischio per lo sviluppo delle malattie cardiovascolari, ictus e malattie renali.

Fin qui niente di nuovo.

Una recente scoperta di un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Cardiologia, del Beijing ChaoYang Hospital (in Cina) ha sancito il legame tra ipertensione arteriosa e disbiosi, ossia tra salute intestinale e la pressione alta. (Li J et al. 2017)

Questo studio pubblicato sulla rivista BioMed Central nel febbraio 2017 si è basato sull’analisi del microbiota in 41 pazienti sani, 56 pre-ipertesi e 99 ipertesi.

I pazienti pre-ipertesi, erano coloro che avevano una pressione arteriosa sistolica tra 130 e 139 mmHg, oppure una pressione diastolica tra 85 e 89 mmHg. Gli ipertesi avevano una pressione sistolica maggiore di 140 mmHg o una diastolica maggiore o uguale a 90 mmHg.

I ceppi di batteri intestinali sono stati identificati mediante sequenziamento totale del DNA batterico di campioni fecali da 196 individui (sani, pre-ipertesi e ipertesi), non fumatori e non sottoposti a determinate terapie farmacologiche (statine, aspirina, metformina, nifedipina e metoprololo.

I pazienti pre-ipertesi ed ipertesi presentavano un profilo simile del microbiota e una minore diversità di batteri rispetto ai soggetti sani. Risultavano dominanti, in particolare, i batteri gram-negativi Prevotella e Klebsiella, produttori di endotossine batteriche ad azione pro-infiammatoria per i tessuti. Inoltre, quando è stato trapiantato il microbiota degli individui ipertesi nei topi germ free (privi di germi e ipo-tesi), questi ultimi sono diventati ipertesi.

L’alterazione del microbiota intestinale (disbiosi) contribuisce, quindi, alla patogenesi dell’ipertensione. Il ripristino dell’omeostasi del microbiota (eubiosi), mediante dieta e stile di vita corretti è una strategia vincente ancor prima dell’intervento farmacologico, già nei soggetti pre-ipertesi.

Questo è un piccolo studio con un impatto statistico molto basso, per questo saranno necessari ulteriori studi per andare a indagare meglio la correlazione tra ipertensione arteriosa e disbiosi.

La strategia contro l’ipertensione arteriosa

Nel controllo della pressione arteriosa le variazioni delle stile di vita ricoprono un ruolo importante, rappresentando il primo approccio terapeutico. Andiamo a vedere nel dettaglio quali sono i comportamenti da adottare per raggiungere e/o mantenere la pressione arteriosa nei range di riferimento:

  • ridurre il peso e mantenere il peso forma – mantenere il BMI nell’intervallo 18- 24,9; la circonferenza vita < 94 cm negli uomini e < 80 cm nelle donne;

  • ridurre il consumo di sale nella dieta – deve essere <6g al giorno per un quantitativo di sodio di 2,4 g;

  • ridurre il consumo di cibi conservati;

  • smettere di fumare;

  • limitare il consumo di bevande alcoliche ed eliminare i superalcolici;

  • non eccedere con le bevande nervine (caffè, thè);

  • ridurre l’infiammazione sistemica mediante il consumo di cibi ricchi di OMEGA 3;

  • migliorare la salute intestinale riportando il ph intestinale verso una basicità. Il ripristino di un eubiosi intestinale è fondamentale per migliorare lo stato psicofisico della persona e ridurre l’infiammazione sistemica;

  • svolgere un adeguata attività aerobica. Si consiglia di camminare 30’ minuti al giorno con una moderata intensità;

  • svolgere un’attività meditativa come yoga o pilates che aiutano a contrastare la stress quotidiano;

  • seguire una dieta ricca in frutta e verdura con alimenti “veri”, eliminando i cibi raffinati ricchi di zuccheri semplici. Aumentare il consumo di alimenti ricchi in potassio e magnesio, pesce azzurro di piccola taglia ricco di Omega 3, frutta secca e semi oleaginosi.

Referenze:

  • Progetto cuore (2013)
  • ESH/ESC. (2013).Linee Guida ESH/ESC per la diagnosi e il trattamento dell’ipertensione arteriosa
  • Carretero OA, et al. (2000). Essential hypertension. Part I: definition and etiology, in Circulation.
  • Lawlor,et al. (2005) Early life determinants of adult blood pressure, in Current opinion in nephrology and hypertension.
  • Li J et al. (2017) Gut microbiota dysbiosis contributes to the development of hypertension.
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