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Dieta GAPS: una terapia controversa

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La dieta GAPS è un tipo di alimentazione che rivisita la dieta dei carboidrati specifici aggiungendo ai menù il brodo di ossa e vari tipi di alimenti fermentati. Questa dieta struttura la sua fase introduttiva in modo diverso, aggiungendo integratori e metodi per supportare i meccanismi di disintossicazione, che non potevano essere disponibili quando la dieta dei carboidrati specifici fu creata.

La dieta GAPS: un aiuto al nostro intestino

La dieta GAPS e la dieta dei Carboidrati Specifici possono inizialmente sembrare molto simili, ma non lo sono.

Mentre la dieta dei carboidrati specifici è semplicemente una dieta eliminatoria, la dieta GAPS ha come obiettivo:

  1. il risanamento delle pareti intestinali,
  2. il ripristino del microbiota
  3. l’ottimizzazione del digerente e quindi asse intestino cervello.

Infatti, la dieta GAPS è una dieta temporanea che permette, attraverso il miglioramento delle funzionalità digestive, la reintroduzione di tutti gli alimenti.

GAPS è l’acronimo di Gut and Psychology Syndrome (“Sindrome Psico-Intestinale”), termine coniato dalla Dott.ssa Natasha Campbell-McBride, Neurologa e Nutrizionista, che ideò questa dieta 30 anni fa, scrivendo un libro che con il tempo è stato tradotto in 10 lingue tra cui l’italiano.

Asse intestino cervello: cosa ha a che fare il cervello con l’alimentazione?

Molteplici pubblicazioni scientifiche dimostrano che molte condizioni patologiche a danno del cervello hanno, tra le loro cause, una situazione di intestino permeabile.

Intestino permeabile, definizione: aumento della permeabilità della parete intestinale, con conseguente apertura di canali di comunicazione tra intestino e flusso sanguigno, dove non dovrebbero esistere.

In sostanza, un intestino permeabile permetterebbe a proteine parzialmente digerite (peptoni), sostanze chimiche e a microrganismi presenti naturalmente nell’intestino tenue, di entrare in contatto con il sangue.

Questo può certamente influenzare le funzioni del cervello e contribuire quindi allo sviluppo di condizioni neuropsichiatriche.

Oggigiorno la disbiosi e la permeabilità intestinale sono ben documentate in letteratura, sia nelle patologie autoimmuni che neuropsichiatriche. Il fatto che poi non vengano considerate minimamente questo è un altro discorso.

La dieta GAPS si propone proprio di ottimizzare l’intestino e il microbiota, impedendo alle tossine di penetrare nel flusso sanguigno e di conseguenza aumentare meccanismi infiammatori e autoimmuni.

GAPS e autismo: c’è qualcosa di vero?

La Dott.ssa Campbell-McBride afferma che il protocollo alimentare GAPS sia la ragione del recupero del suo primo figlio con autismo.
Per questo adesso promuove ampiamente la dieta come intervento per molte condizioni psichiatriche e neurologiche, tra cui dislessia, disprassia, schizofrenia, depressione, sindrome di Tourette, disturbo ossessivo-compulsivo e bipolarismo.

La dieta viene infatti utilizzata molto con i bambini, in particolare con quelli che hanno una condizione di salute scarsamente compresa, come appunto è l’autismo. Viene anche proposta la dieta GAPS per aiutare i bambini che abbiano importanti intolleranze o allergie alimentari, anche se i primi risultati possono manifestarsi anche dopo molti anni.

Si pensa che l’intestino e ripetuti microtraumi al cervello, abbiano un ruolo primario nello sviluppo dell’autismo. Per questo, molte persone che si sono avvicinate alla dieta GAPS sono genitori che stanno cercando di migliorare le condizioni del loro bambino con autismo.

L’autismo è una condizione che provoca cambiamenti nella funzione cerebrale, che influenzano il modo in cui la persona autistica “vive” il mondo. Gli effetti e i sintomi possono variare ampiamente da persona a persona, ma in generale si può affermare che le persone con autismo hanno solitamente difficoltà di comunicazione e di interazione sociale. L’autismo è pertanto una condizione complessa che si ritiene derivi da una combinazione di molteplici fattori.

Alcuni studi hanno verificato che la maggior parte delle persone autistiche (fino al 70%) risulta carente anche di una buona salute dell’apparato digerente, soffrendo quindi di costipazione, diarrea, dolore addominale, reflusso acido e vomito.

Tuttavia, i risultati sono controversi perché altri studi invece non hanno rilevato alcuna differenza tra la permeabilità intestinale nei bambini affetti o meno da autismo, ma più con la disbiosi intestinale.

Le fasi di introduzione della dieta GAPS

La dieta GAPS viene introdotta con un lungo processo che può durare da tre settimane a un anno, a seconda dei sintomi e della situazione di ogni individuo. In questo arco di tempo si eliminano tutti gli alimenti non solo raffinati, ma che richiedono un grosso impegno al sistema digerente.

Questa fase, la più intensa e difficile, è detta anche “fase di recupero dell’intestino”, ed è suddivisa in sei step:

  1. Fase 1: il primo passo per prendere confidenza con questa dieta si consuma generalmente brodo di ossa fatto in casa, succhi di alimenti fermentati (come miso, crauti, ecc.), zenzero e tè alla menta o alla camomilla con miele non pastorizzato tra un pasto e l’altro. Le persone che non presentano intolleranza al lattosio possono anche mangiare yogurt o bere kefir, fatti in casa;
  2. Fase 2: si possono introdurre in questa fase tuorli d’uovo biologici, burro chiarificato e passati di verdure, carne o pesce;
  3. Fase 3: è possibile introdurre anche avocado, verdure fermentate, uova strapazzate preparate con burro chiarificato, grasso d’anatra o grasso d’oca;
  4. Fase 4: si possono a questo punto inserire anche carni grigliate e arrostite, olio di oliva a crudo, estratti e centrifugati di verdura e pane privo di amidi;
  5. Fase 5: la dieta in questa fase comprende anche purea di mele cotte, verdure crude (come lattuga e cetrioli, succo di frutta e piccole quantità di frutta cruda (sconsigliati però gli agrumi, quindi arance, mandarini, pompelmi, ecc.);
  6. Fase 6: in questa ultima fase è consentito introdurre più frutta cruda, quindi anche gli agrumi.

Questa modalità di introduzione prevede l’inserimento graduale dei cibi, iniziando con piccole quantità e procedendo lentamente. Non è consigliabile introdurre un nuovo cibo se prima non si è certi di aver ben introdotto l’alimento precedente: se non si hanno peggioramenti (non solo digestivi), è un chiaro segnale che i cibi che abbiamo inserito sono ben tollerati.

La fase di mantenimento della dieta GAPS

La dieta completa, che va mantenuta per il periodo più lungo, prevede l’assunzione di carne fresca, grassi animali (come strutto, burro chiarificato, grasso d’agnello o d’anatra, ecc.), uova, pesce e molluschi, verdure, sia cotte che crude, e una grossa varietà di alimenti fermentati fatti in casa, come yogurt, kefir, crauti, kombucha, ecc..
È comunque consigliabile affrontare questa dieta per non più di un anno e mezzo, massimo due anni.

Ci sono poi alcune indicazioni generali della dieta GAPS. Si consiglia di non mangiare durante lo stesso pasto carne e frutta e di utilizzare i condimenti (come l’olio EVO, per esempio) a crudo, invece che durante la cottura dei cibi; è sempre preferibile poi selezionare gli alimenti biologici ed evitare invece quelli precotti e confezionati.

Fase di reintroduzione: abbandonare la dieta GAPS

Come tutte le diete che eliminano certi alimenti, non è possibile seguire la dieta GAPS per tutta la vita. Passata la fase acuta e ristabilito l’equilibrio del nostro intestino, si deve abbandonare la dieta GAPS con un procedimento ben preciso di reintroduzione degli alimenti, in base alla complessità digestiva degli stessi e molto gradualmente.

Si consiglia sempre e comunque di seguire la dieta GAPS per 18-24 mesi, prima di iniziare a introdurre nuovamente gli alimenti che erano stati eliminati, o almeno 6 mesi dopo aver accertato che l’intestino e microbiota hanno raggiunto un buon stato di benessere.

Come per la fase introduttiva della dieta, anche la fase di abbandono consiste in un processo lungo che vede la reintroduzione dei cibi in modo lento e graduale e che può durare anche diversi mesi.

Ogni alimento precedentemente eliminato deve essere introdotto individualmente e in piccole quantità, per verificare che non insorgano sintomi per almeno 2-3 giorni dalla reintroduzione.

Protocollo GAPS: non solo dieta

La Dott.ssa Campbell-McBride asserisce che la dieta è la componente principale e fondamentale della terapia, ma non è l’unico intervento. Vengono raccomandati anche diversi integratori che includono:

  • probiotici, per aiutare a ripristinare l’equilibrio benefico dei batteri all’interno dell’intestino;
  • acidi grassi essenziali;
  • enzimi a supporto della digestione, come betaina e pepsina, per aiutare a scomporre e assimilare le proteine;
  • olio di fegato di merluzzo (che contiene alte quantità di vitamina A e D).

Ci sono dei rischi nel seguire la dieta GAPS?

La dieta GAPS è un protocollo molto complesso che prevede l’eliminazione degli amidi per lunghi periodi di tempo. Questo è particolarmente rischioso soprattutto per i bambini, che si trovano in una fase importantissima della loro vita – quella dello sviluppo.

In conclusione, la dieta GAPS funziona realmente?

Alcune persone ritengono di aver beneficiato della dieta GAPS dopo averla provata. Vent’anni fa, quando ho iniziato ad occuparmi di intestino, è stato il primo approccio nutrizionale a cui mi sono avvicinato.

Tuttavia, potrebbe essere non indicata per persone gravemente sottopeso e in condizioni mediche delicate.

Finora, nessuno studio ha accertato effettivamente i benefici derivanti del protocollo dietetico GAPS rispetto ai sintomi associati all’autismo e altre patologie. Per questo motivo, nessuno è in grado di stabilire se la dieta GAPS sia un trattamento realmente efficace.

Ciononostante, il fatto che non ci siano evidenze scientifiche certe non vuol dire che non sia vero, perché non ci sono neppure studi che affermano il contrario; la scienza ha la risposta a qualche tassello di un puzzle molto complesso, ma definitivamente non ha tutte le risposte, specialmente quando si parla di asse intestino cervello.

Come ogni regime alimentare che si rispetti, è in generale sempre consigliabile chiedere il parere di un nutrizionista qualificato e che abbia esperienza con questo regime alimentare vista la sua complessità di implementazione e le restrizioni alimentari per un lungo periodo.

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