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I carboidrati per chi soffre di diabete sono così pericolosi?

È difficile capire quanti carboidrati si possono mangiare quando si ha il diabete. Le linee guida nutrizionali di tutto il mondo raccomandano tradizionalmente di assumere circa il 45-60% delle calorie giornaliere dai carboidrati, se si ha il diabete.

Tuttavia, un numero crescente di esperti ritiene che le persone con diabete dovrebbero mngiare molti meno carboidrati. In effetti, molti raccomandano meno della metà delle percentuali indicate dalle linee guida.

Cos’è il diabete?

Il glucosio, lo zucchero nel sangue, è la principale fonte di carburante per le cellule del tuo corpo.
Se hai il diabete di tipo 1 o di tipo 2, però, la tua capacità di elaborare e utilizzare lo zucchero nel sangue è compromessa.

Nel diabete di tipo 1, il pancreas non è in grado di produrre insulina, l’ormone che consente allo zucchero presente nel sangue di entrare nelle cellule. In questo caso, quindi, l’insulina deve essere iniettata. Il diabete di tipo 1 è una malattia causata da un processo autoimmune per il quale il proprio organismo attacca le sue stesse cellule produttrici di insulina (cellule beta). Anche se di solito viene diagnosticata in età infantile, può presentarsi in realtà a qualsiasi età, anche nella tarda età adulta.

Il diabete di tipo 2 è più comune ed è quello che viene diagnosticato in circa il 90% dei casi. Come il tipo 1, può presentarsi sia negli adulti che nei bambini. Tuttavia, non è così comune nei bambini e in genere si verifica nelle persone in sovrappeso o obese. In questo caso, il pancreas non produce abbastanza insulina o le cellule sono resistenti agli effetti dell’insulina. Pertanto, è presente troppo zucchero all’interno del flusso sanguigno. Nel tempo, le cellule beta possono danneggiarsi a seguito del pompaggio di sempre maggiore insulina nel tentativo di ridurre la glicemia, ma anche dagli alti livelli di zucchero nel sangue.

Prima che si verifichi il diabete di tipo 2, i livelli di zucchero nel sangue sono elevati, ma non abbastanza alti da essere diagnosticati come diabete. Questo stadio è noto come prediabete.

Sebbene non tutti quelli che hanno prediabete sviluppino il diabete di tipo 2, si stima che circa il 70% alla fine svilupperà questa condizione. Inoltre, anche se il prediabete non dovesse progredire in diabete, le persone con questa condizione presentano un maggior rischio di soffrire di malattie cardiache, malattie renali e altre complicanze correlate a livelli elevati di zucchero nel sangue.

Il fattore più importante è dato da ciò che mangi

Dei tre macronutrienti presenti nella nostra dieta – carboidrati, proteine ​​e grassi – i carboidrati hanno il maggiore effetto sullo zucchero nel sangue. Questo perché il nostro organismo scompone i carboidrati in zucchero, che a sua volta entra nel flusso sanguigno.
Questo si verifica con tutti i tipi di carboidrati, sia quelli provenienti come patate e biscotti, sia quelli provenienti da frutta e verdura.

Tuttavia, gli alimenti integrali contengono fibre, che a differenza dell’amido e dello zucchero, non aumentano i livelli di zucchero nel sangue e anzi possono persino rallentare questo processo.

Quando le persone che hanno diabete assumono cibi ricchi di carboidrati, il livello di zucchero nel sangue aumenta e si richiedono in genere alte dosi di insulina per controllare il valore della glicemia.

Poiché non sono in grado di produrre insulina autonomamente, le persone con il diabete di tipo 1 devono però iniettare insulina più volte al giorno, indipendentemente da ciò che mangiano. Tuttavia, mangiare meno carboidrati può ridurre significativamente il dosaggio di insulina durante i pasti. Per questo, molti studi invitano a limitare i carboidrati nelle persone con diabete.

Diete a basso contenuto di carboidrati e chetogeniche

Le diete a basso contenuto di carboidrati in genere inducono chetosi da lieve a moderata, uno stato in cui il corpo utilizza chetoni e grassi, anziché il glucosio, come principali fonti di energia.

La chetosi di solito si verifica quando si assumono giornalmente meno di 50 gr. di carboidrati totali al giorno, che equivale a non più del 10% delle calorie in una persona di media corporatura.

Numerosi studi indicano che limitare l’assunzione di carboidrati a 20-50 gr. di carboidrati al giorno può ridurre significativamente i livelli di zucchero nel sangue, promuovere la perdita di peso e migliorare la salute cardiovascolare nelle persone con diabete.

Inoltre, sono miglioramenti che si verificano spesso molto rapidamente.

Ad esempio, in uno studio su persone obese con diabete, limitare i carboidrati a 21 gr. al giorno per due settimane ha portato a una riduzione dell’apporto calorico, a livelli più bassi di zucchero nel sangue e a un aumento del 75% della sensibilità all’insulina. In effetti, in diversi studi, l’insulina e altri farmaci per curare il diabete come la metformina sono stati ridotti – o addirittura sospesi – grazie ai miglioramenti ottenuti nel controllo della glicemia.

È anche vero però che una dieta più moderata per quanto riguarda i carboidrati dà comunque ottimi risultati: assumendo 100-150 gr. di carboidrati al giorno può fornire il 20-35% di calorie quotidiane derivanti da questi.

In uno studio di 12 mesi su 259 persone con diabete di tipo 2, coloro che hanno seguito una dieta mediterranea che fornisce il 35% di calorie dai carboidrati hanno sperimentato una riduzione significativa dell’HGB A1C – l’emoglobina glicata, valore standard per il diabete – dall’8,3% al 6,3%.

Come trovare il giusto equilibrio: diabete e carboidrati

Poiché i carboidrati aumentano lo zucchero nel sangue, è innegabile che ridurli – in qualsiasi misura – può aiutare a controllarne i livelli.
Detto questo, un’assunzione fortemente limitata di 20-50 gr. di carboidrati al giorno sembra produrre i risultati più consistenti, arrivando al punto di ridurre – o addirittura eliminare – la somministrazione di insulina o di farmaci per il diabete.

Come determinare se stiamo assumendo correttamente i carboidrati?

Sebbene molti studi abbiano dimostrato che diversi livelli di assunzione di carboidrati possono aiutare a controllare la glicemia, la quantità ottimale varia da individuo a individuo.

L’American Diabetes Association (ADA) era solita raccomandare alle persone diabetiche di acquisire circa il 45% delle loro calorie giornaliere dai carboidrati. Tuttavia, la stessa associazione ora promuove un approccio personalizzato per il quale l’assunzione ideale di carboidrati deve tener conto delle preferenze dietetiche e degli obiettivi metabolici di ciascun individuo.

Pertanto, per determinare quale sia un’assunzione ideale di carboidrati per un individuo, è necessario misurare prima di tutto la glicemia prima di un pasto e poi due ore dopo aver mangiato. Il livello massimo che lo zucchero nel sangue dovrebbe raggiungere è di 139 mg/dL.
Se si assumono però farmaci per l’insulina o il diabete, è molto importante parlare con il proprio medico prima di ridurre i carboidrati, in modo da assumere un dosaggio adeguato.

Conclusioni

È noto che chi ha il diabete troverà molta utilità nel ridurre l’assunzione di carboidrati nella propria alimentazione.
Numerosi studi hanno dimostrato che un apporto giornaliero di carboidrati di 20-150 gr., ovvero il 5-35% delle calorie, non solo porta a un migliore controllo della glicemia, ma può anche favorire la perdita di peso e apportare altri benefici per la salute. Tuttavia, alcuni individui possono tollerare più carboidrati di altri.

Controllare periodicamente i valori di glicemia e prestare attenzione al nostro benessere rispetto alle diverse assunzioni di carboidrati può aiutarti a trovare un dosaggio individuale di carboidrati per il controllo ottimale del diabete, aumentando la nostra energia e in generale la qualità della nostra vita.

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