dieta-e-difesa-attiva-del-microbiota-intestinale-le-scoperte-della-scienza

Dieta e difesa attiva del microbiota intestinale: le scoperte della scienza

Trattato per anni da “nerd” del corpo umano, l’asse intestino cervello si è rivelato il regista occulto di svariati passaggi chiave per il nostro benessere. Tutto dipende dal microbiota intestinale, la sterminata popolazione di esseri microscopici che popolano il nostro intestino.

Studi e ricerche ne hanno messo in luce caratteristiche e funzioni, evidenziando il delicato ruolo che tali microrganismi svolgono per la nostra salute.

Il famoso detto “dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei” può quindi diventare un più sottile “dimmi cosa metabolizzano i tuoi microbi e ti dirò chi sei”.
E pure come stai, verrebbe da aggiungere.

Intestino e salute

Riabilitato dalla scienza, l’intestino è ormai considerato non solo un organo di importanza strategica, ma anche un soggetto delicato, estremamente influenzabile e manipolabile.
Un vero e proprio “transformer” capace di reagire quasi in tempo reale alla quantità e qualità degli input alimentari che gli indirizziamo.

A sua volta, l’intestino, e con lui la sua flora, rispondono prontamente alle sollecitazioni e intervengono per regolare la digestione e l’assorbimento dei composti nutritivi, la bilancia calorica e persino la risposta glicemica agli alimenti.

La migliorata comprensione degli attori e dei meccanismi che presiedono alla nutrizione ha posto in risalto buone prassi da seguire ed errori da evitare per preservare in buone condizioni il microbioma intestinale e difendere quindi la nostra salute.

Ripercorriamo le ultime scoperte, nella prospettiva di trarne utili insegnamenti.

Fibre, microbi e stati infiammatori

Il microbiota intestinale rispecchia fedelmente le abitudini dietetiche adottate e influenza direttamente il nostro stato di salute generale.

Uno studio del 2010 ha posto a confronto un campione di popolazione infantile del Burkina Fase e uno della UE (Italia).
Ne ha ricavato un dato-spia: i bambini delle comunità africane presentavano un’abbondanza significativa di specie batteriche deputate alla degradazione delle fibre (Prevotella, Xylanibacter e Treponema), quasi completamente assenti negli omologhi EU.
Allo stesso tempo, nei bambini europei si registravano livelli elevati di Enterobacteriaceae, una famiglia di batteri associata a diverse malattie infiammatorie croniche, quasi assente nei bimbi burkinabé.

È facile risalire ai presupposti a monte: i ragazzini del burkinabé seguono una dieta sana, mentre quelli europei crescono con un regime ridondante di zuccheri semplici, prodotti industriali, additivi e conservanti.

Approfondimenti successivi hanno confermato come la dieta occidentale moderna contenga elevate quantità di cibi altamente trasformati e raffinati e molto più povera di nutrienti rispetto alle diete tradizionali o a quelle dei Paesi emergenti.

In media, la dose giornaliera “occidentale” di fibre è pari a circa 10-14 grammi, mentre quella delle comunità agricole e rurali dipendendo arriva in alcune regioni fino a 60 grammi circa di fibre al giorno.
La persona media Europea non riuscirebbe a sostenere tali quantità di fibre perché non ha l’equipaggiamento per farlo.

Il microbiota intestinale occidentale si è insomma adattato al contesto e l’aumento degli stati infiammatori, del peso e dell’adiposità ne è una mera conseguenza.

Tempi di risposta

La flora intestinale ha un elevato grado di “flessibilità” ed è in grado di rimodellarsi rapidamente per metabolizzare gli alimenti messi a disposizione dall’ospite.
Il tempo medio di reazione è misurabile su un intervallo di 48 ore.

Report clinici mirati hanno dimostrato come, negli individui sani, il passaggio, ad esempio, da una dieta ad alto contenuto di carboidrati a base vegetale a un regime chetogenico a base di proteine e grassi animali, aumenti significativamente la diversità del microbiota intestinale entro i primi due giorni. Allo stesso modo, un ritorno alla dieta vegetale comporta la perdita di tale diversità nel medesimo intervallo di tempo.

Cibi cotti e varietà del microbiota

Uno studio USA del 2019 si è concentrato sugli effetti differenziali tra cibo cotto e crudo sul microbioma intestinale.

Mentre non si sono registrate differenze significative in soggetti alimentati a carne cruda o cotta, si è visto che la digeribilità dell’amido diventa un fattore chiave nel modulare la risposta del microbiota intestinale. Tuberi e vegetali crudi, ricchi di amido indigeribile, hanno portato a una minore diversità alfa rispetto ai corrispondenti cibi cotti.

Evidentemente, l’adozione della cucina tradizionale, che privilegia le ricette con cottura, ha svolto un ruolo importante nel plasmare i nostri microbiomi intestinali per farli diventare ciò che sono oggi.

Dieta, microbioma e obesità

Le prime ricerche sulla relazione tra dieta, microbiota intestinale e obesità risalgono a una quindicina di anni fa.
Hanno evidenziato come il microbiota dei topi obesi sia arricchito da geni che consentono di ricavare maggiore energia dalla dieta.
Si è visto anche che l’obesità indotta dal regime alimentare induce alterazioni marcate, ma reversibili nel microbioma intestinale, con un aumento della classe di batteri all’interno del phylum dei Firmicutes.

Uno studio più recente (2009) ha evidenziato cambiamenti ancora più profondi nel microbiota intestinale umano dopo il passaggio a una dieta occidentale: le popolazioni di Bacteroidetes diminuiscono, mentre aumentano sia i Firmicutes che i Proteobacteria.

La catena “dieta-microbiota-obesità” è pertanto confermata e le interazioni sono evidenti.

Microbioma e farmaci

Nel 2015, un team di ricercatori USA ha dimostrato che, sebbene la struttura e la funzione del microbiota intestinale siano anche, almeno in parte, influenzate dal “passato alimentare”, tale memoria viene cancellata dall’uso di farmaci, in particolare antibiotici.

In effetti, la “isteresi” – un fenomeno per il quale lo stato di un sistema complesso dipende non solo dal suo ambiente attuale, ma anche dalle sue esperienze passate – quando si applica all’intestino può essere facilmente annientata.

L’esperimento ha coinvolto un campione di topolini, sottoposti a una dieta ricca di grassi e zuccheri, poi sospesa.
Alla ripresa dell’alimentazione ipercalorica, le cavie aumentavano di peso più rapidamente e in misura maggiore.
In pratica, “ricordavano” la super-nutrizione poiché la popolazione di batteri nell’intestino era in parte rimasta quella della fase precedente.
Un trattamento antibiotico aveva però il potere di annullare tale memoria metabolica.

Approccio “custom”

Nel 2019, il Dottor Knights dell’Università di Denver ha eseguito una serie di trial dietetici della durata di due settimane su 34 soggetti sani.
Ha scoperto così non solo che la composizione del microbiota intestinale reagisce alla dieta dei due giorni precedenti, ma anche che la composizione media del microbioma varia sensibilmente da un individuo all’altro pur a fronte del medesimo regime nutrizionale.

Un dato che sottolinea l’importanza della personalizzazione quando si elabora strategia dietetica per migliorare la salute delle persone.

Conclusioni

Negli ultimi anni, la ricerca in campo nutrizionale ha profondamente rivisto il modo osservare e considerare l’intestino, i suoi meccanismi funzionali e il suo impatto sul nostro stato di salute.

Le scoperte si rincorrono e offrono sempre nuovi elementi per chiarire le complesse interazioni tra nutrizione-flora intestinale-benessere dell’ospite.

I risultati di tutti questi studi hanno inciso sugli approcci alla dieta, alla nutrizione e alle soluzioni da adottare per mantenere in salute e in piena efficienza le comunità microbiche del nostro corpo.

Il messaggio che se ne ricava è forte e preciso: qualunque sia il regime che decidiamo di seguire, dobbiamo riflettere sugli effetti che produrrà sul nostro – personale e unico – microbioma intestinale, ben sapendo che da esso dipenderanno la nostra salute e il nostro umore nel prossimo, breve e medio, periodo.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *