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Gli Acidi Grassi a catena corta

Questa sintetica rassegna dedicata agli studi e alle ricerche sul microbiota intestinale, sulla produzione di acidi grassi a catena corta e sulle implicazioni per il nostro stato di salute ci ha permesso di evidenziare la complessità delle interazioni che caratterizzano il nostro organismo e i suoi equilibri fisiologici.

A questo punto, affermare che la dieta è in larga parte responsabile del nostro benessere è persino banale.
Ben più difficile è stabilire come si sviluppi tale influenza e quale possa essere la combinazione di elementi nutritivi più adatta per ciascuno di noi, in ogni specifico momento della vita. La giusta alchimia non è semplice da comporre.

Vale qui un’osservazione generale, pienamente riscontrabile nel quotidiano: il tipo d’informazione che riceviamo in campo nutrizionale è “sfalsata” rispetto a ciò che realmente ci servirebbe per impostare una dieta sana, ragionata e su misura.
Proviamo a esaminare alcuni punti chiave che spiegano un’affermazione apparentemente così drastica.

I grandi principi della nutrizione

Quello della Piramide Alimentare è stato un modello divulgativo ampiamente noto e in passato decisamente popolare. Efficace a livello comunicativo, nel corso degli anni ha subito critiche e revisioni sino a essere accantonato per uno schema presentato come più agile e intuitivo – quello del piatto in tavola (MyPlate, nella terminologia USA), in grado di visualizzare una dieta ritenuta equilibrata e salutare.

L’icona identificativa riproduce un piatto a fondo bianco suddiviso in quattro sezioni colorate – quasi delle fette di torta – a evocare frutta, verdura, cereali e proteine. Le raccomandazioni che l’accompagnano suggeriscono di seguire una dieta fat-free, privilegiando cibi light e “scremati”.
Come ormai ben sappiamo, alla luce delle ultime ricerche scientifiche in materia di scienze alimentari e nutrizionali, anche questo modello presenta seri limiti.

Nel passaggio al MyPlate, il prezioso gruppo degli acidi grassi (lipidi), che già rappresentava una minuscola frazione dei nutrienti inseriti nella Piramide – accompagnato per di più dalla raccomandazione di assumerne il meno possibile – di fatto scompare. In compenso, si sostiene con enfasi l’inserimento di fibre, cereali integrali e carboidrati (zuccheri).

Ora, noi sappiamo quanto controverso sia il ruolo delle fibre e dei cereali nella dieta – ci basta ripensare ai problemi posti dalla loro fermentazione nell’intestino – e abbiamo ben presenti i pericoli associati a un eccesso di carboidrati sulla bilancia calorica giornaliera, dunque possiamo renderci ben conto della superficialità di tali indicazioni.

Una valutazione rigorosa del messaggio ci potrebbe perciò condurre serenamente a giudicare la campagna d’informazione promossa attraverso MyPlate come del tutto ingannevole.

Le etichette degli alimenti

Non va granché meglio con le etichette apposte sui cibi confezionati.
Spesso, accanto a calorie e ingredienti, compaiono tabelle che rimandano alla percentuale di apporto nutrizionale medio per porzione di prodotto, calcolata con riferimento a una dieta standard di 2000 kcal al giorno.
Peccato che non si faccia riferimento a età, sesso, condizioni di salute e ad altri dati essenziali di colui – o colei – che si dovrebbe alimentare con tale dieta.

Mancano poi indicazioni sulla tipologia – ad esempio – degli zuccheri contenuti nei preparati (raffinati o meno), come pure sulle vitamine e i minerali nobili eventualmente presenti: tre grammi di sciroppo d’uva ad alto contenuto di fruttosio o tre grammi di zucchero di canna hanno effetti completamente diversi sul microbiota intestinale e dunque sul metabolismo umano.

Resta pertanto molto da fare affinché le informazioni contenute sulle etichette dei prodotti possano davvero aiutare noi consumatori a capire cosa esattamente atterra sulle nostre tavole.

Le linee guida in campo nutrizionale

Da decenni ormai le Autorità sanitarie ed educative propongono raccomandazioni, vademecum e linee guida in campo dietetico e nutrizionale.

Genericamente, si consiglia di consumare molta frutta e verdura, soprattutto quella intensamente colorata (verde scuro, rossa e arancione), cereali in abbondanza, meglio se integrali, latticini senza grassi o comunque magri, inclusi latte scremato, yogurt a “zero grassi”, formaggi e bevande senza lattosio, ricorrendo magari alla soia. Sono poi ammessi alimenti proteici a basso contenuto di grassi, inclusi pesce e frutti di mare, carni magre e bianche, uova, noci, semi e olio di oliva – preferibilmente extra vergine.

Se provassimo a riassumere le indicazioni complementari, ne verrebbe fuori una breve lista di regole quali, grosso modo:

  1. Adotta un modello alimentare sano lungo tutto l’arco della vita, calibrando l’apporto calorico e nutrizionale con le stagioni e le diverse età;
  2. Concentrati sulla varietà, sulla densità dei nutrienti e sulla loro quantità: privilegia una dieta varia e scegli cibi ricchi di nutrienti in tutti i gruppi di alimenti;
  3. Limita le calorie da zuccheri aggiunti e da grassi saturi, riduci l’assunzione di sodio;
  4. Passa a cibi e bevande la cui raccolta e produzione siano sostenibili lungo tutto il circuito che parte dalla produzione e, attraverso il consumo, giunge poi allo smaltimento dei residui (e del packaging).

Il minimo che si possa osservare è che linee guida dietetiche di questo tenore non riescono a riflettere neppure in piccola parte la complessità delle evidenze scientifiche emerse negli ultimi anni in tutta una serie di ambiti cruciali per la nutrizione. Le omissioni non si contano e sembra quasi di poter rilevare la riluttanza dei sistemi di divulgazione ad accettare le ormai consolidate revisioni ai paradigmi proposti 30 o 40 anni fa.

Non si parla infatti del ruolo fondamentale, ormai riconosciuto, dei grassi di origine animale, dei rischi associati a regimi sbilanciati verso i carboidrati– ovvero zuccheri composti – della necessità di assumere proteine, calcio e lattosio per contrastare tutta una serie di patologie altrimenti endemiche ed estremamente pericolose.

Detto in altro modo, il numero di coloro che riescono a stare in forma, perdere peso o affrontare malattie anche serie – tra le quali persino il diabete – seguendo le indicazioni della scienza contemporanea, l’esatto opposto di ciò che dicono le linee guida “dominanti”, è in continuo e inarrestabile aumento.

Conclusioni

Progressi scientifici e aumento delle conoscenze, da un lato, divulgazione ed educazione, dall’altro, non marciano in sincronia.
Ancora oggi noi consumatori e pazienti scontiamo un gap tra scienza e comunicazione che, anziché restringersi, si sta piuttosto allargando.

Dobbiamo necessariamente sforzarci di acquisire le corrette informazioni risalendo per quanto possibile alle fonti scientifiche, senza avere alcun timore di rimettere in discussione assunzioni che potevano sembrare acquisite: la ricerca ha già compiuto questi passi e ha saputo ammettere i propri errori.

In fondo, la direzione verso la quale ci stanno orientando i risultati dei progressi nella conoscenza altro non è che quella del buon senso e delle nostre tradizioni. La via del cibo “vero”, semplice e sano dell’alimentazione tradizionale.

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